Probabilmente la storia della letteratura italiana contemporanea iniziò con Alessandro Manzoni. Questo secondo tipo di « speranza », ancora una volta, non è legato all’« invenzione », ma consegue da una lucida indagine sul « vero » e porta all’affermazione etica della possibilità di una responsabile scelta del bene. Le risposte per i cruciverba che iniziano con le lettere C, CO. Noto saggio storico. Penso che il bene, in realtà, sia anche nella storia e non solamente nell’invenzione (che comunque Manzoni vuole verosimile). 281-293). Quando quest’« ottimistica spinta propulsiva » (p. 153) verrà meno, verrà meno anche la sintesi di storia e d’invenzione, e l’autore ripiegherà sull’esclusiva scrittura storica della Storia della colonna infame, per la quale Tellini parla di «sguardo incupito e senza fiducia di riscatto», di « fede del credente » che « si arrovella e si tortura nell’analisi spietata di ‘passioni perverse’ » (p. 263). lettera di E. Visconti a V. Cousin del 30 aprile [1821] in Ermes Visconti. Sur la conquête de l’Angleterre par les Normands. Credo che non si possa andare più in là ». ». Non solo non toglierà le « escrescenze » nella seconda edizione dei Promessi Sposi, ma affiancherà al romanzo un’opera di analisi e riflessione su fatti esclusivamente storici, e in cui l’invenzione non ha spazio : la Storia della colonna infame. In realtà, Manzoni, con intento apologetico, nel discorso vuole dimostrare non che soltanto questa tesi non era vera, ma che anzi la Chiesa si era fatta responsabile di una sorta di tutela nei confronti dei latini assoggettati dai Longobardi; vuole dimostrare come in realtà non ci fosse stata nessuna, neanche iniziale, fusione tra l’elemento longobardo e quello latino, per cui non aveva senso parlare della potenziale formazione di uno spirito nazionale. Ma su questo più avanti. Manzoni crede nel progresso della storia, anche se riconosce dei limiti oggettivi, e nella libertà, sia dei singoli, sia dei popoli. Si noti la precisione: la nostra mente non può vederlo e non lo vedrà «per sempre» ma il bello riposa su una realtà che si dà alla nostra mente per «irrevocabile», con una certezza, si potrebbe aggiungere giocando sui termini, che va aldilà della limitata dimensione del «certo» per attingere al Vero. R. Rabboni, Puškin e Manzoni (con Alfieri, Foscolo e Pindemonte), in «GSLI», CLXXXV, 611). 1 Manzoni illuminista o romantico? In questo discorso Manzoni prende spunto dalla polemica contro la storiografia laica e giurisdizionalista che aveva fatto della Chiesa la responsabile della mancata formazione di uno spirito nazionale italiano. È semplice. Dalla seconda introduzione, del 1823, a quelle del 1827 e del 1840, si farà solo allusione alla storia « scoperta e rifatta », dove il « rifatta » allude esclusivamente al piano formale, non a quello dell’invenzione. Adelchi, V, 353-354). Quanto queste riflessioni di metodologia storiografica siano interessanti e attuali ho cercato di dimostrare in un vasto lavoro su Manzoni storico di prossima pubblicazione (cfr. La Provvidenza non mira a fare star bene gli uomini evitando loro i guai (cosa del resto impossibile se tutti, anche i cattivi hanno la libertà), ma se ne serve per la crescita interiore. Ed è qui che si innesta la celebre riserva di Goethe rispetto alla « escrescenze storiche » dei Promessi Sposi, che, affermava, avrebbero potuto essere « assai facilemente evitate ». Trova « difettosa », perché non abbastanza rigorosa, la rappresentazione di avvenimenti e personaggi storici (come, per esempio, scrive a Fauriel, quella di Riccardo Cuor di leone: cfr. Bossuet, Discours sur l’histoire universelle. RAPPORTO TRA STORIA E POESIA. Poco prima, descrivendo il nuovo modo proprio a Manzoni di unire « romanesque » e « historique », senza cedere a un « romantique absurde », commentava : « Peut-être ce système de composition paraîtra-t-il singulier à la première lecture ; peut-être ce mélange de réalité et de fiction excitera-t-il quelque surprise. La durezza della nostra lingua mi ha talvolta costretto a deviare dal condizionale all’indicativo» (E. Gibbon, Storia della decadenza e caduta dell’impero romano, trad. e Puškin, nella testimonianza di Anna Petrovna Kern: « Je n’ai jamais lu rien de plus joli »; e più precisamente, in rapporto al genere del romanzo storico, in quella di Sergej Aleksandrovič Sobolevskij: « nonostante Puškin ammirasse molto Walter Scott, considerava i Promessi Sposi superiori a tutte le sue opere » (cfr. Una modesta proposta per attirare la Generazione Y alla lettura di un bigotto milanese morto quasi 150 anni fa, La poesia e lo stalinismo: Anna Achmàtova, L’incontro e il caso. D’altro canto, l’«invenzione» poetica e più generalmente artistica, riceve una diversa ma stabile fondazione. Dans les cartes particulières vous voyez tout le detail d’un royaume, ou d’une province en elle-même: dans les cartes universelles vous apprenez à situer ces parties du monde dans leur tout; vous voyez ce que Paris ou l’Île-de-France est dans le royaume, ce que le royaume est dans l’Europe, et ce que l’Europe est dans l’univers» : cfr. In realtà la mossa strategica consegue alla sensazione di essere difronte a qualcosa per cui la parola « roman » si rivela ormai inadeguata. Ma resta l’impressione che l’assimilazione tra la Colonna e il Discorso sia un po’ troppo spigliata. Il Manzoni che nel 1842 pubblica la Storia e molto distante da quello che venti anni prima, nell'autunno del '23, aveva posto mano all'Appendice. 263-264). L’aprirsi dello spazio dell’invenzione, nel romanzo, coinciderebbe con lo spazio della speranza e della militanza cristiana per il bene, contro la negatività della storia (cfr. 32 sgg.). E quindi diventa particolarmente interessante di quanto si rende conto Manzoni del fatto che, in merito alla questione dei rapporti tra longobardi e romani, non esistendo testimonianze, questo comporta la comprensione di qualcosa di profondo cioè: Che se le ricerche le più filosofiche e le più accurate sullo stato della popolazione italiana durante il dominio de’ Longobardi, non potessero condurre che alla disperazione di conoscerlo, questa sola dimostrazione sarebbe una delle più gravi e delle più feconde di pensiero che possa offrire la storia. L’«intento» degli autori di romanzi storici è spiegato con l’immagine eloquente del passaggio dalla «carta geografica» alla «carta topografica», come emblemi rispettivi del «racconto cronologico di soli fatti politici e militari e, per eccezione, di qualche avvenimento straordinario d’altro genere» e di una «storia più ricca, più varia, più compita» (Ibid., p. 3 ; non è mai stato rilevato, ed è mi pare significativo, come l’immagine della «carta», e anzi l’idea della comparazione tra due tipi diversi di carta, sia già in Bossuet, nell’Avant-Propos del Discours sur l’histoire universelle (1681), là dove, in’ottica opposta a quella appena descritta, si presentano le caratteristiche e l’utilità dell’«histoire universelle» : «Cette manière d’histoire universelle est, à l’égard des histoires de chaque pays et de chaque peuple, ce qu’est une carte générale à l’égard des cartes particulières. Anche il testo della Colonna infame, comunque, non si può ancorare solo alla data della redazione definitiva del 1842, se è vero che è preparato fin dall’Appendice storica sulla colonna infame, composta nel 1824. Lamartine, scrivendo da Firenze a Manzoni il 29 ottobre 1827, non aveva detto qualcosa di molto differente quando aveva dichiarato : « Je ne vous ferai qu’un reproche, c’est de n’avoir pas crée le genre où vous vouliez exercer un si beau et si puissant talent. A. Manzoni, Lettere, a cura di C. Arieti, Mondadori, 1970, 3 tomi, t. III, p. 448). La tragedia di Alessandro Manzoni Adelchi, pubblicata nel 1822, ... Mentre Adelchi insiste per la pace, ... La storia di Adelchi è sempre inquadrata attraverso il dramma interiore dei personaggi. Manzoni ha anche voluto, nelle immagini attentamente inserite (rinvio qui all’edizione critica a mia cura dell’edizione definitiva, Salerno Editrice, 2006), mettere sotto gli occhi del lettore un’iconografia il più possibile attendibile e d’epoca dei personaggi storici evocati; raffigurare anche i personaggi d’invenzione con attenzione agli aspetti quotidiani e materiali del tempo in questione (si pensi agli abiti di don Rodrigo, di Renzo, di Lucia, dei bravi…); documentare lo stato di edifici e monumenti, al suo tempo spesso mutati se non addirittura abbattuti; esporre infine alla decifrazione del lettore alcuni documenti utilizzati (come il manoscritto latino del De pestilentia, nel romanzo o la postilla manoscritta originale di Pietro Verri agli atti del processo agli untori, nella Storia: due casi di riproduzione diplomatica del documento, fedele agli auspici di una nuova storia filologicamente ineccepibile). In realtà, secondi Manzoni, occorre spostare lo sguardo su quella massa di persone che hanno attraversato la storia senza lasciare traccia e senza che nessuno se ne sia mai occupato. I) e 1921 (vol. Ma gli scritti di Manzoni, all’altezza del Discorso, affermano indubitabilmente che Manzoni credeva in una necessaria e fisiologica unione di filologia e filosofia, fatti e interpretazione, storia «positiva» e «verosimile». », e ancora : « l’americano Cooper e l’italiano Manzoni, allontanandosi dalla forma da lui adottata, più di tutti si sono avvicinati al suo spirito ». Manzoni: il romanzo e la storia Presentiamo ai nostri lettori un ciclo di lezioni su I promessi sposi che sostengono la tesi della modernità di Manzoni. E’ la storia di Francesco Bussone, nato a Carmagnola in Piemonte, che aveva scelto il mestiere delle armi mercenarie per sete di gloria. Prima di scegliere il romanzo storico come impegno letterario, Manzoni per venti anni svolge un’intensa attività letteraria sperimentando generi diversi per stile, temi, linguaggio. In realtà, questa storia fa solo da sfondo alla storia di Renzo e Lucia, ma Manzoni ha avuto modo di approfondire questo tema in un saggio intitolato Storia della Colonna Infame. Per Manzoni l’opera d’arte deve essere vera, utile, interessante; il poeta non inventa, ma ricostruisce la storia meglio dello storico stesso, come scrive nella Lettera a Monsieur Chauvet, il critico francese che aveva criticato Il conte di Carmagnola. Interpretazioni manzoniane, D’Anna, 1979, pp. ecco il testo del video, Il "Cinque Maggio" di Manzoni: parafrasi e commento, Alessandro Manzoni, "Il cinque maggio": parafrasi del testo, Giansenismo in Manzoni: spiegazione degli aspetti principali, Alessandro Manzoni, Lettera a D'Azeglio "Sul Romanticismo": spiegazione e commento, "Cromwell" di Victor Hugo: analisi e commento, Siamo fieri di condividere tutti i contenuti di questo sito, eccetto dove diversamente specificato, sotto licenza. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. 23-40 e G. Tellini, Manzoni, Salerno Editrice, 2007, pp. Come rappresenta Manzoni la società? Quanto alla Storia della colonna infame, nessun dubbio che si tratti di un testo drammatico, ma il senso dell’operazione manzoniana, nella sua inchiesta sul male, è di arrivare alla dimostrazione che può essere evitato, che, come dice lo scrittore nell’introduzione, l’uomo non è « spinto invincibilmente al male da cagioni indipendenti dal suo arbitrio ». Proprio perché in esso la ‘mistione’ impedisce la necessaria distinzione tra i dati di fatto e le loro necessarie integrazioni. Manzoni non è entusiasta dell’Ivanhoe. 19-20). Per questo invita gli storici a una ricerca e osservazione dei « materiali », « con un proposito più vasto e più filosofico », a frugare « ne’ documenti di qualunque genere », facendo « diventar documenti anche certi scritti, gli autori de’ quali erano lontani mille miglia dall’immaginarsi che mettevano in carta de’ documenti per i posteri» (Ibid., pp. Rileggere La storia della Colonna Infame di Alessandro Manzoni. Tellini sottolinea come lo scrittore eserciti il suo diritto « alla speranza e alla denuncia » e poi prosegue limitando un po’ troppo, penso, la prima alla seconda: « speranza che non vada smarrita un’imperterrita denuncia di storture, di irresponsabilità, di errori, di colpe, di orrori ». Quello che conta, comunque, è che Manzoni presenta ancora una volta al pubblico, con l’edizione definitiva e illustrata del 1840-1842, un testo formato di « storia » e d’« invenzione », in cui, solamente, come dire, il ‘tasso’ di storia è più alto. L’« invenzione », se vogliamo ancora chiamarla così, non è sparita dal campo storico, ma è dichiarata e definita più propriamente come «induzione» congetturale. Capitano di ventura, era al servizio del duca di Milano Filippo Maria Visconti; ma per un dissidio con costui, del quale aveva sposato … Documenti e prefazioni del romanzo italiano dell’Ottocento, a cura di R. Bertacchini, Studium, 1969, pp. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Un’opera particolarmente significativa per comprendere il rinnovamento nell’approccio degli studi storici, che è un altro campo in cui si cimenta Manzoni, è il Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia che Manzoni pubblica insieme ad Adelchi nel 1822 e che accompagna la tragedia per correggere quel tratto “eccessivamente romanzesco”, scoperto da Manzoni una volta ultimata la tragedia. Manzoni ama la verità e pensa che il primo compito di un uomo di pensiero sia giungere a scoprire la verità, non di certo attraverso i miti (favole che a volte contengono falsità e bugie) ma con vicende storiche. La storia non si giustifica da sola per Manzoni perché è l’espressione di un’azione umana che ha le sue azioni all’interno di un cuore che è un guazzabuglio, un mistero, o come aveva detto nelle Osservazioni sulla morale cattolica, è uno spazio in cui si scontrano la miseria e l’idea della perfezione; è un abisso in cui il guazzabuglio del cuore umano si esprime in una complessità e in un contorcimento che soltanto se illuminato dalla fede può trovare un senso. È il modo di raggiungerlo, cioè il componimento misto di storia e d’invenzione, che è ormai ritenuto non idoneo. [J. Pur con la riserva che abbiamo indicato, Goethe, presentato nel De l’Allemagne come l’autore di un’arte critica e autoriflessiva, e anche di un’opera « étonnante » come il Faust (la definizione di Mme de Staël ritorna nella manzoniana Lettre à Monsieur Chauvet), « étonnante » proprio in quanto non classificabile rispetto ai generi conosciuti, saprà riconoscere nei Promessi Sposi un « romanzo » superiore a « tutto ciò che noi conosciamo in questo genere », aggiungendo che l’impressione che si riceve alla sua lettura « è tale che si passa continuamente dalla commozione alla meraviglia, e dalla meraviglia alla commozione : così che non si esce mai da uno di questi due grandi effetti.